(Teleborsa) - Roma, 21 ott - Olio, pasta, latte, mozzarella, yogurt e gelati confezionati costano meno e gli italiani ne approfittano, sostenendo le vendite nei super e ipermercati. Prosegue così, anche nel IV bimestre del 2009 il trend positivo dei volumi di vendita nella grande distribuzione, grazie a una diminuzione dei prezzi particolarmente sostenuta nei comparti alimentari. Nel complesso, tali andamenti hanno determinato un sensibile rallentamento nella crescita del fatturato della Grande Distribuzione Organizzata, che si attesta al +2.1% (il valore più basso da inizio anno).
Questi i dati di sintesi rilevati da Vendite Flash, il bollettino bimestrale di Unioncamere sulle dinamiche dei prodotti del Largo Consumo Confezionato nella GDO.
Più nel dettaglio, a luglio e agosto l'andamento del costo della spesa, già in rallentamento nei mesi precedenti, segna per la prima volta in quest'anno un valore negativo, con una flessione dei prezzi pari al -0.4% su base annua. Al contempo, le quantità vendute crescono nel bimestre ad un tasso del 2.5%. L'incremento dei volumi di vendita ha riguardato essenzialmente gli esercizi di nuovo insediamento (stabilmente sopra il 3% tendenziale), a fronte di una caduta - sia pur meno pronunciata - dei volumi intermediati dalla rete commerciale preesistente (-0.7%).
Come accennato, il IV bimestre segna il passaggio in territorio negativo della dinamica del costo della spesa relativo al complesso dei prodotti del Largo Consumo Confezionato. La flessione di circa mezzo punto percentuale è in buona misura legata al comparto dei beni alimentari (-0.8% rispetto agli stessi mesi dello scorso anno) grazie alla normalizzazione dei prezzi rispetto ai forti rincari evidenziati nel corso del 2008. Le flessioni più ampie sono registrate dai prodotti del freddo, che risultano in calo del 3.2% tendenziale. Per il reparto del fresco la caduta dei prezzi è del 2.5%.
All'interno dei reparti alimentari, le categorie di prodotti che hanno maggiormente contribuito alla flessione sono gelati in vaschetta, piatti surgelati pronti in meno di 10 minuti, gelati multipack, per quanto riguarda il reparto del freddo. Tra i prodotti freschi, le riduzioni di prezzo più rilevanti si hanno per yogurt funzionale, latte fresco e mozzarelle, ma si registrano flessioni ancor più consistenti per latte Uht, pasta di semola, olio extra-vergine di oliva. Le indicazioni più recenti evidenziano che la tendenza si sta estendendo anche ad altri prodotti, come la drogheria alimentare, i cui prezzi flettono dello 0.6% su base annua. Anche per le bevande si profila un percorso di rallentamento dei prezzi: contribuiscono alla decelerazione l'acqua non gassata, il vino Igt italiano e le bevande a base di frutta. Tra i reparti non alimentari è evidente il rallentamento rispetto al III bimestre. L'andamento del costo della spesa dei prodotti per la cura della casa passa dal 2.2% allo 0.5% annuo del periodo più recente, mentre risulta addirittura negativa la dinamica dei prezzi della cura della persona, che si porta al -0.3% rispetto all'1.2% del bimestre precedente.
Nel IV bimestre del 2009 si registra una sostanziale stabilità del giro d'affari complessivo della GDO, che si attesta all'1.5% tendenziale rispetto all'1.6% evidenziato nella prima metà dell'anno. Tale dinamica deriva tuttavia da un rallentamento del fatturato dei prodotti del LCC (+2.1% nel periodo luglio-agosto contro il +2.5% del primo semestre dell'anno), in gran parte bilanciato da una più contenuta flessione del valore delle vendite dei prodotti non alimentari (-1.3% rispetto a -2.4%).
Il miglior risultato si ha al Centro, dove il fatturato aumenta a ritmi più intensi, con un tasso di crescita del 2.2%. In quest'area spicca il Lazio, che fa registrare il maggior dinamismo in termini di giro d'affari (+3.9%). All'opposto, sono il Sud e le Isole ad apparire più in affanno, con un tasso di incremento del fatturato più contenuto, che si assesta al 0.8%. Nel dettaglio, la Sardegna presenta un incremento del giro d'affari pari al 4.2%, il più elevato del bimestre, e in deciso miglioramento rispetto alla prima parte dell'anno. I reparti del LCC aumentano il valore delle vendite di quasi il 5% su base annua mentre gli altri reparti non alimentari subiscono un incremento dell'1.5%. L'aggregato regionale Basilicata e Calabria rappresenta invece l'unico caso di performance negativa nel bimestre, con un giro d'affari che si contrae del 3.6%. Infine, la Campania sembra stabilizzarsi intorno ai valori di fatturato dello scorso anno.
Al Nord-ovest la Liguria si distingue per una variazione del fatturato pari al 3.7%, mentre una crescita inferiore si ha in Lombardia e nell'aggregato regionale Piemonte e Valle d'Aosta, rispettivamente all'1.1% e 1.6% tendenziale. Infine, tra le regioni del Nord-est si passa dal 3.5% su base annua del Trentino Alto Adige, al 2.6% dell'Emilia Romagna, allo 0.2% del Veneto.
(Fonte: Affari e Finanza)
Rassegna sindacale su Unicoop Firenze con un focus particolare sulle notizie riguardanti gli Uffici di Unicoop Firenze.
Visualizzazione post con etichetta Prezzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Prezzi. Mostra tutti i post
domenica 1 novembre 2009
giovedì 17 settembre 2009
Inchiesta prezzi di Altroconsumo. Guida al superisparmio

L’inchiesta di Altroconsumo si è basata su un’indagine su 931 punti di vendita e su più di 560.000 prezzi rilevati, considerando sia prodotti di marca sia prezzi più economici e marche commerciali.
Prendendo in esame i prodotti di marca (203 articoli di marca + 30 prodotti freschi), sono state stilate tre diverse classifiche:
-per catena
-per città
-per punto vendita
Classifica per catena
La catena più competitiva del mercato italiano è Esselunga, alla quale viene pertanto assegnato un indice pari a 100.
Seguono in ordine: con indice 104 (cioè più caro del 4% rispetto a Esselunga) Panorama, con indice 105 Bennet e Iper, indice 106 Carrefour, Auchan, Ipercoop e Leclerc Conad.
Coop si posiziona al 22^ posto con indice 110.
Classifica per città
Altroconsumo ha stilato anche una “geografia della convenienza”.
La Spezia è risultata la città più conveniente in assoluto, pertanto gli è stato assegnato indice 100.
Seguono a ruota Pisa e Firenze con indice 102. Queste città però possono vantare un primato onorevole. Qui, infatti, la spesa media delle famiglie è la più economica, con una cifra inferiore ai 6.000 euro annui.
I capoluoghi più popolosi sono distaccati con indici che riflettono una scarsa convenienza: Milano 110, Napoli 116, Roma 117, Torino 119 e Palermo 125.
Classifica per punto di vendita
Il punto vendita italiano più conveniente in assoluto è il Superstore Esselunga di La Spezia, a cui è stato assegnato indice di riferimento pari a 100.
Da notare che Esselunga, nelle città in cui è presente, posiziona sempre un suo punto vendita come leader di prezzo (eccezion fatta per Arezzo).
Prendendo in esame le tre città della Toscana che sono state rilevate, vi presentiamo la classifica dei tre negozi più convenienti:
Arezzo
1^ Coop, Via Vittorio Veneto, con indice 108
2^ Esselunga, Via Leonardo da Vinci, 109
3^ Ipercoop, Viale Amendola, 111
Firenze
1^ Esselunga, Via Canova, 102
2^ Coop, Piazza Leopolodo, 107
3^ Ipercoop, Lastra a Signa, 108
Pisa
1^ Esselunga, Via Cisanello, 102
2^ Coop, Via Manara, 108
3^ Carrefour, San Giuliano, 110
Prodotti più economici e appartenenti alle marche commerciali
Prendendo invece in esame un diverso “carrello” di prodotti, quello dei così detti primi prezzi e delle marche private, è stata stilata un’ulteriore classifica per catene.
Considerando questo secondo paniere, sono gli hard discount a vincere il confronto.
Eurospin risulta la catena più conveniente, con indice 100.
Segue con indice 102 In’s Discount e L.D. con 104.
Le prime otto catene sono tutte hard discount, mentre la prima catena non appartenente a questa tipologia è Esselunga che ottiene un indice pari a 116.
I dati sono stati reperiti dall’anali Guida al superisparmio di Altroconsumo.
Prendendo in esame i prodotti di marca (203 articoli di marca + 30 prodotti freschi), sono state stilate tre diverse classifiche:
-per catena
-per città
-per punto vendita
Classifica per catena
La catena più competitiva del mercato italiano è Esselunga, alla quale viene pertanto assegnato un indice pari a 100.
Seguono in ordine: con indice 104 (cioè più caro del 4% rispetto a Esselunga) Panorama, con indice 105 Bennet e Iper, indice 106 Carrefour, Auchan, Ipercoop e Leclerc Conad.
Coop si posiziona al 22^ posto con indice 110.
Classifica per città
Altroconsumo ha stilato anche una “geografia della convenienza”.
La Spezia è risultata la città più conveniente in assoluto, pertanto gli è stato assegnato indice 100.
Seguono a ruota Pisa e Firenze con indice 102. Queste città però possono vantare un primato onorevole. Qui, infatti, la spesa media delle famiglie è la più economica, con una cifra inferiore ai 6.000 euro annui.
I capoluoghi più popolosi sono distaccati con indici che riflettono una scarsa convenienza: Milano 110, Napoli 116, Roma 117, Torino 119 e Palermo 125.
Classifica per punto di vendita
Il punto vendita italiano più conveniente in assoluto è il Superstore Esselunga di La Spezia, a cui è stato assegnato indice di riferimento pari a 100.
Da notare che Esselunga, nelle città in cui è presente, posiziona sempre un suo punto vendita come leader di prezzo (eccezion fatta per Arezzo).
Prendendo in esame le tre città della Toscana che sono state rilevate, vi presentiamo la classifica dei tre negozi più convenienti:
Arezzo
1^ Coop, Via Vittorio Veneto, con indice 108
2^ Esselunga, Via Leonardo da Vinci, 109
3^ Ipercoop, Viale Amendola, 111
Firenze
1^ Esselunga, Via Canova, 102
2^ Coop, Piazza Leopolodo, 107
3^ Ipercoop, Lastra a Signa, 108
Pisa
1^ Esselunga, Via Cisanello, 102
2^ Coop, Via Manara, 108
3^ Carrefour, San Giuliano, 110
Prodotti più economici e appartenenti alle marche commerciali
Prendendo invece in esame un diverso “carrello” di prodotti, quello dei così detti primi prezzi e delle marche private, è stata stilata un’ulteriore classifica per catene.
Considerando questo secondo paniere, sono gli hard discount a vincere il confronto.
Eurospin risulta la catena più conveniente, con indice 100.
Segue con indice 102 In’s Discount e L.D. con 104.
Le prime otto catene sono tutte hard discount, mentre la prima catena non appartenente a questa tipologia è Esselunga che ottiene un indice pari a 116.
I dati sono stati reperiti dall’anali Guida al superisparmio di Altroconsumo.
martedì 15 settembre 2009
Al supermercato Esselunga di La Spezia la medaglia d'oro in convenienza
ALTROCONSUMO: GUIDA AL SUPERISPARMIO

MILANO - La città con i punti vendita più convenienti per fare la spesa è La Spezia e qui una famiglia può risparmiare "oltre 1.300 euro in un anno" rispetto alla media nazionale. Al dodicesimo posto Milano (si risparmiano 775 euro) che batte di gran lunga Roma (32esima con 431 euro di risparmio). A sostenerlo è Altroconsumo, nella sua indagine annuale, realizzata su un campione di 931 punti vendita in 66 città italiane.
E se si scorre la classifica dei supermercati più convenienti, al primo posto si piazza la catena che fa capo a Bernardo Caprotti, Esselunga, che anche nel 2009 risulta essere il gruppo della grande distribuzione con i prezzi più competitivi del Belpaese. Seguono Panorama, Bennet, Iper e Carrefour. Pertanto, il punto vendita Esselunga di La Spezia conquista la medaglia d'oro di negozio, in assoluto, più conveniente in tutta Italia. Analizzando il risparmio in città, e considerando che una famiglia italiana spende in media per la spesa 6.600 euro l'anno, Pisa e Firenze sono i centri dove la media è più economica, spendendo meno di 6.000 euro. Pavia invece è la città dove si può conseguire il risparmio maggiore scegliendo bene il punto vendita: 1.530 euro. A Bolzano poi c'é la forchetta tra spesa massima e minima più ridotta (risparmio di 244 euro). Maglia nera infine al tandem Foggia e Palermo che risultano essere le città in cui, anche scegliendo il punto vendita più conveniente, non è possibile risparmiare rispetto alla media nazionale.
(Fonte: Ansa.it)

MILANO - La città con i punti vendita più convenienti per fare la spesa è La Spezia e qui una famiglia può risparmiare "oltre 1.300 euro in un anno" rispetto alla media nazionale. Al dodicesimo posto Milano (si risparmiano 775 euro) che batte di gran lunga Roma (32esima con 431 euro di risparmio). A sostenerlo è Altroconsumo, nella sua indagine annuale, realizzata su un campione di 931 punti vendita in 66 città italiane.
E se si scorre la classifica dei supermercati più convenienti, al primo posto si piazza la catena che fa capo a Bernardo Caprotti, Esselunga, che anche nel 2009 risulta essere il gruppo della grande distribuzione con i prezzi più competitivi del Belpaese. Seguono Panorama, Bennet, Iper e Carrefour. Pertanto, il punto vendita Esselunga di La Spezia conquista la medaglia d'oro di negozio, in assoluto, più conveniente in tutta Italia. Analizzando il risparmio in città, e considerando che una famiglia italiana spende in media per la spesa 6.600 euro l'anno, Pisa e Firenze sono i centri dove la media è più economica, spendendo meno di 6.000 euro. Pavia invece è la città dove si può conseguire il risparmio maggiore scegliendo bene il punto vendita: 1.530 euro. A Bolzano poi c'é la forchetta tra spesa massima e minima più ridotta (risparmio di 244 euro). Maglia nera infine al tandem Foggia e Palermo che risultano essere le città in cui, anche scegliendo il punto vendita più conveniente, non è possibile risparmiare rispetto alla media nazionale.
(Fonte: Ansa.it)
martedì 23 dicembre 2008
Social card, un riconoscimento alla gdo
Fonte: distribuzionemoderna.info
Le principali sigle delle associazioni commerciali compiono un gesto di responsabilità e si fanno carico di un ulteriore sconto ai possessori della carta acquisti istituita dal Governo. Le accuse all’industria e il nodo del reperimento fondi.
Le principali sigle delle associazioni commerciali compiono un gesto di responsabilità e si fanno carico di un ulteriore sconto ai possessori della carta acquisti istituita dal Governo. Le accuse all’industria e il nodo del reperimento fondi.
Lo sconto (cumulabile con altre eventuali attività promozionali o riduzioni di prezzo) resterà - diciamo così - interamente sul groppone delle catene distributive e degli esercizi commerciali che aderiranno all’iniziativa: dall’ipermercato alla superette di quartiere fino al discount. E questo, in un periodo in cui i margini di guadagnano si assottigliano sempre di più per la riduzione dei consumi e l’aumento generalizzato dei costi, va riconosciuto come un lodevole gesto di responsabilità da parte della distribuzione nel suo insieme a tutela dei redditi delle persone più bisognose.
Per necessità o per scelta, in effetti, la distribuzione moderna è già da tempo impegnata fortemente a salvaguardare il potere d’acquisto dei consumatori e la propria redditività (nel 2007 l’utile netto in media non ha superato l’1,2% delle vendite nette). Lo dimostrano il crescente impegno promozionale (con sconti fino al 50% si realizza ormai il 25% delle vendite), lo sviluppo del marchio privato e il consistente inserimento dei primi prezzi nei propri assortimenti.
Resta da capire, in un momento in cui le tensioni sui rinnovi contrattuali tra Idm e Gdo, sono forse più che mai al culmine per l’evidente situazione economica internazionale e interna, dove verranno recuperate le sia pur modeste risorse per far fronte a questo impegno. Qualche iper, sembra, ha già annunciato lievi riduzioni di orario di apertura, anticipando le chiusure serali. Ma è possibile che si tratti di casi isolati. Certo che quella del personale rappresenta la voce di costo più significativa nei costi gestionali, ed è probabile che sia proprio qui che, se ci saranno degli interventi, potrebbero concentrarsi i tagli.
La insufficiente presenza di personale in molti punti vendita della gdo in questo periodo di vendite natalizie, con inevitabile code chilometriche alle casse e mugugni da parte della clientela, appare del resto come un segnale poco incoraggiante. Difficile, peraltro, ipotizzare che venga accolto l’invito lanciato da Federdistribuzione all’industria, definita «sempre e inspiegabilmente estranea a questo tipo di operazioni» alla quale «dovrebbe essere chiesto un ulteriore 5% per ottenere uno sconto complessivo del 10%» da riconoscere ai possessori della social card.
Bernardo Camasi
lunedì 24 novembre 2008
Unicoop Firenze: "...6 milioni di euro..." in meno con il 20% su 700 prodotti?
Obiettivi condivisibili tra direzione aziendale e propri dipendenti. Questa è la formula magica per incentivare i propri dipendenti ad un aumento della loro produttività e a lavorare meglio, creando così un virtuosismo di sicuro successo.
Mettere in campo operazioni commerciali che confliggono con gli obiettivi di salario variabile dei Lavoratori è invece oltremodo pericoloso e confligge con la condivisione cui accennavamo poc'anzi.
Cosa comporterà per le "tasche" della Cooperativa l'operazione sconto 20% su 700 prodotti? Cosa invece per le tasche dei Lavoratori?
L'operazione è di sicuro un' ottima occasione di risparmio per Soci e consumatori e di questo siamo contenti... ma è un'operazione che confligge con le aspettative di chi metterà di sicuro più prodotti sugli scaffali e vedrà, di contro, diminuire il prossimo anno il suo salario variabile.
Prima di lasciare i lettori alle proprie riflessioni, invitiamo a leggere anche il seguente articolo comparso qualche giorno fa sul sito www.ilsalvagente.it
Per far questo, però, per il presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, è necessario anche il coinvolgimento delle piccole e medie imprese produttrici: “Solo grazie al consolidato e rafforzato rapporti con le Pmi toscane e al forte radicamento sul territorio siamo riusciti ad adottare una politica di pricing in grado di offrire prodotti di qualità e convenienti”.
Anche perché per Unicoop Firenze, secondo Campaini, “la politica dei prezzi non è una questione di marketing, ma la missione stessa della cooperativa”.
Mettere in campo operazioni commerciali che confliggono con gli obiettivi di salario variabile dei Lavoratori è invece oltremodo pericoloso e confligge con la condivisione cui accennavamo poc'anzi.
Cosa comporterà per le "tasche" della Cooperativa l'operazione sconto 20% su 700 prodotti? Cosa invece per le tasche dei Lavoratori?
L'operazione è di sicuro un' ottima occasione di risparmio per Soci e consumatori e di questo siamo contenti... ma è un'operazione che confligge con le aspettative di chi metterà di sicuro più prodotti sugli scaffali e vedrà, di contro, diminuire il prossimo anno il suo salario variabile.
Prima di lasciare i lettori alle proprie riflessioni, invitiamo a leggere anche il seguente articolo comparso qualche giorno fa sul sito www.ilsalvagente.it
Unicoop Firenze, sconti del 20% su 700 prodotti
L'iniziativa anti-crisi durerà 3 mesi e farà risparmiare 6 milioni ai consumatori.
Il 20% di sconto su 700 marchi per tre mesi, con un risparmio per i clienti calcolato in 6 milioni di euro: è questa la risposta di Unicoop Firenze alla crisi dei consumi. A darne notizia è stato direttamente il presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, Turiddo Campaini, in un'intervista rilasciata al mensile “Mark up” in uscita sabato prossimo.
Nell'intervista Campaini approfondisce la realtà attuale dei consumi e spiega quali sono i cambiamenti necessari per affrontare l'attuale crisi economica. “È necessaria una nuova cultura del consumo che coinvolga l'uso diverso del denaro, la valorizzazione del contenuto dei prodotti unitamente ad una visione sociale del business”, dice nell'intervista lo storico dirigente di Unicoop.
Nell'intervista Campaini approfondisce la realtà attuale dei consumi e spiega quali sono i cambiamenti necessari per affrontare l'attuale crisi economica. “È necessaria una nuova cultura del consumo che coinvolga l'uso diverso del denaro, la valorizzazione del contenuto dei prodotti unitamente ad una visione sociale del business”, dice nell'intervista lo storico dirigente di Unicoop.
Coinvolgimento aziende produttrici
Anche perché per Unicoop Firenze, secondo Campaini, “la politica dei prezzi non è una questione di marketing, ma la missione stessa della cooperativa”.
domenica 23 settembre 2007
Indagine Altroconsumo. A Esselunga il primato della convenienza

Nelle città dove ci sono sia Esselunga che Coop, i prezzi sono più convenienti che nel resto d'Italia. Lo dice Altroconsumo che nei giorni scorsi ha pubblicato la mappa della convenienza dei supermercati italiani. Dove è più combattuta battaglia tra i due marchi, ci sono i prezzi migliori. A Pisa e a Firenze per esempio. Qui da anni la concorrenza tra i due ipermercati ha determinato, secondo i risultati dell'ultima indagine, un livello di prezzi del 20% inferiore rispetto alla media nazionale. Esemplare è poi il caso di La Spezia. Dall'inchiesta di Altroconsumo risulta infatti come l'ingresso di Esselunga come competitor di Coop sia stato di beneficio per i consumatori. L'anno scorso all'Ipercoop (il punto vendita meno caro) si spendeva l'8% in meno della media nazionale. Quest'anno, nel nuovo Esselunga, i cittadini di La Spezia arrivano risparmiare quasi il 20% in più rispetto al resto d'Italia. E la concorrenza ha fatto migliorare anche performance dell'Ipercoop: il risparmio è salito dall'8 al 14%. Dall'eccessiva concentrazione invece, i consumatori hanno tutto da perdere. Genova, dove c'è un unico ipermercato, è una delle città in cui il livello di prezzi è più elevato. Nel punto vendita più economico si spende il 27% in più rispetto a quello di Pisa. E dai dati raccolti, l'associazione ha stilato la classifica dei supermercati più convenienti. Sul podio c'è Esselunga mentre Ipercoop si piazza al quarto posto.
Fonte: Il Sole 24 Ore
Link correlati:
lunedì 3 settembre 2007
Coop blocca i prezzi del prodotto a marchio
Iniziano le prime prese di posizione da parte degli attori della Gdo per cercare di contrastare i tanto preannunciati aumenti di prezzo dei generi alimentari.
La prima organizzazione a prendere posizione in merito è Coop Italia, che ha deciso di bloccare i prezzi del prodotto a marchio Coop. Il blocco prezzi è iniziato il 1^ settembre e durerà fino alla fine dell’anno, ma non riguarderà tutti i prodotti Coop. Come riporta il sito di Greenreport (http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=9227), il blocco riguarda "i prodotti a marchio confezionati ed esclude i freschissimi e le ricorrenze". Per identificare in maniera più precisa tali tipologie di prodotti, rimandiamo al sito di Repubblica (http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Da-domani-la-Coop-congela-i-prezzi/1744557)%20sitoche parla di pasta, caffè, biscotti, cereali, olio, inscatolati, zucchero, sale, farina, latte, carne, pesce, pomodori, come categorie merceologiche coinvolte. "A questo punto la scelta dipenderà esclusivamente dal consumatore" dice Claudio Vanni, responsabile delle relazioni esterne, di Unicoop Firenze. "Noi gli offriamo una gamma di prodotti alimentari completi, in cui trovare assolutamente tutto il necessario per fare l´intera spesa, a prezzi congelati. Se poi qualcuno preferirà comprare altri marchi è libero, ma almeno avrà un´alternativa. Perché gli aumenti voluti dai produttori, che invocano il prezzo del grano e di altre materie prime alle stelle, non sono piccoli. Il 25% è una bella stangata. L´abbiamo evitata finora ma anche noi alla fine ci dovremo piegare. Non lasceremo però nessuno a piedi e speriamo che la nostra iniziativa serva a far sì che qualcuno tra gli altri indietreggi e riveda i propositi di aumento".
"Coop contrasta aumenti che siano ingiustificati e speculativi anche se le incertezze dei mercati mondiali creano tensioni", prosegue Greanreport." Coop è la prima azienda della grande distribuzione a muoversi sul fronte dei prezzi. Il blocco dei prezzi del Prodotto Coop è una misura forte perché fa riferimento all´area della distitività e della missione Coop di difesa del potere d´acquisto di soci e consumatori, è consistente (si riferisce a circa il 20% del giro d´affari negli alimentari nel circuito Coop) e, nelle categorie interessate dai maggiori aumenti, il Prodotto Coop è leader di mercato. Il blocco dei prezzi è comunicato a livello nazionale anche utilizzando la grande stampa e gli spot tv".
Ok la comunicazione a livello nazionale utilizzando la grande stampa e gli spot tv, peccato però che sul sito istituzionale di Coop Italia www.e-coop.it non siano identificati in maniera chiara e immediata nome e cognome dei prodotti a prezzo bloccato!
La prima organizzazione a prendere posizione in merito è Coop Italia, che ha deciso di bloccare i prezzi del prodotto a marchio Coop. Il blocco prezzi è iniziato il 1^ settembre e durerà fino alla fine dell’anno, ma non riguarderà tutti i prodotti Coop. Come riporta il sito di Greenreport (http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=9227), il blocco riguarda "i prodotti a marchio confezionati ed esclude i freschissimi e le ricorrenze". Per identificare in maniera più precisa tali tipologie di prodotti, rimandiamo al sito di Repubblica (http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Da-domani-la-Coop-congela-i-prezzi/1744557)%20sitoche parla di pasta, caffè, biscotti, cereali, olio, inscatolati, zucchero, sale, farina, latte, carne, pesce, pomodori, come categorie merceologiche coinvolte. "A questo punto la scelta dipenderà esclusivamente dal consumatore" dice Claudio Vanni, responsabile delle relazioni esterne, di Unicoop Firenze. "Noi gli offriamo una gamma di prodotti alimentari completi, in cui trovare assolutamente tutto il necessario per fare l´intera spesa, a prezzi congelati. Se poi qualcuno preferirà comprare altri marchi è libero, ma almeno avrà un´alternativa. Perché gli aumenti voluti dai produttori, che invocano il prezzo del grano e di altre materie prime alle stelle, non sono piccoli. Il 25% è una bella stangata. L´abbiamo evitata finora ma anche noi alla fine ci dovremo piegare. Non lasceremo però nessuno a piedi e speriamo che la nostra iniziativa serva a far sì che qualcuno tra gli altri indietreggi e riveda i propositi di aumento".
"Coop contrasta aumenti che siano ingiustificati e speculativi anche se le incertezze dei mercati mondiali creano tensioni", prosegue Greanreport." Coop è la prima azienda della grande distribuzione a muoversi sul fronte dei prezzi. Il blocco dei prezzi del Prodotto Coop è una misura forte perché fa riferimento all´area della distitività e della missione Coop di difesa del potere d´acquisto di soci e consumatori, è consistente (si riferisce a circa il 20% del giro d´affari negli alimentari nel circuito Coop) e, nelle categorie interessate dai maggiori aumenti, il Prodotto Coop è leader di mercato. Il blocco dei prezzi è comunicato a livello nazionale anche utilizzando la grande stampa e gli spot tv".
Ok la comunicazione a livello nazionale utilizzando la grande stampa e gli spot tv, peccato però che sul sito istituzionale di Coop Italia www.e-coop.it non siano identificati in maniera chiara e immediata nome e cognome dei prodotti a prezzo bloccato!
mercoledì 29 agosto 2007
Private label per arginare il rincaro dei prezzi

I preannunciati aumenti dei prezzi dei generi alimentari stanno manifestando i propri effetti.
All’ingrosso i rincari degli ultimi giorni sono stati importanti. Il Sole 24 Ore cita come esempi il +15% della pasta di semola, il +10% della pasta all’uovo, il +11% della farina, il +13% del latte, il +15% del burro, il +7-8% dei formaggi, eccetera eccetera…
Al dettaglio tali aumenti si manifesteranno a breve, a meno che alcuni rivenditori non siano avvantaggiati anticipando i rincari dei listini cercando di fare passare inosservati gli aumenti.
Ma come reagiranno le grandi catene?
“Si annuncia un autunno con promozioni a raffica” dice Barberini, Presidente di Federdistribuzione, l’associazione delle catene della Gdo. Con una particolarità: la grande distribuzione con la battaglia prezzi e promozioni, punta alla conquista delle quote di mercato alle grandi marche. Come? Con le private label, le marche private, la cui quota a giugno 2007 è salita al 13,5% rispetto al 12,9% del 2006. “I prodotti a marca privata, ossia con il marchio delle catene distributive, sono di ottima qualità e costano il 25-30% in meno”, sottolinea Barberini.L’industria di marca dal canto suo potrebbe rispondere a questa offensiva aumentando le contribuzioni riconosciute ai retailers per inserire i loro prodotti nelle promozioni, andando ad aumentare così una quota di spesa che già si aggira mediamente intorno al 30%.
“Si annuncia un autunno con promozioni a raffica” dice Barberini, Presidente di Federdistribuzione, l’associazione delle catene della Gdo. Con una particolarità: la grande distribuzione con la battaglia prezzi e promozioni, punta alla conquista delle quote di mercato alle grandi marche. Come? Con le private label, le marche private, la cui quota a giugno 2007 è salita al 13,5% rispetto al 12,9% del 2006. “I prodotti a marca privata, ossia con il marchio delle catene distributive, sono di ottima qualità e costano il 25-30% in meno”, sottolinea Barberini.L’industria di marca dal canto suo potrebbe rispondere a questa offensiva aumentando le contribuzioni riconosciute ai retailers per inserire i loro prodotti nelle promozioni, andando ad aumentare così una quota di spesa che già si aggira mediamente intorno al 30%.
Per quanto riguarda la marca Coop, Vincenzo Tassinari presidente di Coop Italia, afferma: “la nostra marca Coop è ormai tra le prime in Italia,: con un fatturato di 2,3 miliardi di euro siamo nelle posizioni di testa della classifica dei brend; continueremo a crescere e a investire, è il nostro punto di forza per soci e consumatori”.
Le grandi catene distributive in questa fase di tensione sui prezzi calibreranno la propria strategia commerciale investendo in promozioni e prodotti a marchio.
Estratto da Il Sole 24 Ore del 28 Agosto 2007
Estratto da Il Sole 24 Ore del 28 Agosto 2007
mercoledì 8 agosto 2007
Metteremo un argine ai rincari

Dopo il post di ieri che segnalava le tensioni inflazionistiche sui mercati dei generi alimentari, riportiamo di seguito un estratto di un articolo de Il Sole 24, per comprendere quale sia il punto di vista dei maggiori attori della GDO e per provare ad immaginare gli scenari che potranno generarsi/scatenarsi nel settore in cui lavoriamo.
Da Il Sole 24 Ore, 1^ Agosto 2007, pag. 6
Metteremo un argine ai rincari
Non stiamo parlando di salmone o caviale. Ma di pane, pasta e latte. Gli alimenti più semplici, diffusi e necessari. E accessibili a qualsiasi tasca. Nonostante questo i prezzi alla produzione stanno vivendo un periodo di tensioni al rialzo senza precedenti. La causa, la spiegano gli esperti, è l’improvvisa e pesante impennata sui mercati internazionali di materie prime come la semola e il latte. Le colpe sarebbero degli andamenti climatici sfavorevoli alle coltivazioni (i lunghi periodi di siccità) e la crescente domanda dei paesi emergenti, Cina in primis.
Secondo le stime di Coop Italia, la più importante centrale di acquisti italiana, nell’ultimo mese gli aumenti della pasta all’ingrosso oscillano tra il 10 e il 20%, mentre per le farine si va dal 20 al 30%. L’incremento del prezzo del latte a lunga conservazione è segnalato invece tra il 10 e il 20%, oltre il 20% per il burro, 15% per i prodotti derivati. Ma non basta, la crescita dei cereali inciderà in modo considerevole sull’alimentazione zootecnica, con le relative conseguenze sui prezzi di uova, carni e pollame. “Stando così le cose prevediamo un aumento dell’inflazione di ulteriori due punti percentuali già da quest’anno, ma la tendenza al rialzo mette una seria ipoteca anche sugli andamenti inflattivi del prossimo anno – spiega Vincenzo Tassinari, Presidente di Coop Italia -.Da parte nostra, cercheremo di contrastare aumenti che siano ingiustificati e speculativi, ma le incertezze dei mercati mondiali creano tensioni in una fase già statica dei consumi e incideranno sul potere d’acquisto delle famiglie”.
Stando invece a Paolo Fregasi, direttore generale di Adm, l’associazione che raccoglie le imprese della GDO, “la strada è obbligata: si passerà dalla riduzione dei margini per le imprese alla dilazione degli aumenti in un arco temporale più ampio. Poi le politiche commercialiaggressive e l’inevitabile taglio dei costi”.Secondo Salvatore Dina, direttore commerciale del Gruppo Pam, “ormai il prezzo di alimenti come pane o latte non è più fatto solo dal costo all’ingrosso ma anche da un’attenta verifica di ciò che fanno i concorrenti. Perché è preferibile ridurre i guadagni che perdere i clienti. Se si muovono i grandi anche gli altri li seguiranno”. Ovviamente anche la contrattazione con i fornitori è importante e non è detto che un aumento all’acquisto si tramuti in un automatico e uguale aumento dei prezzi alla vendita, ma prosegue dicendo che “da qualche parte queste risorse pur bisogna recuperarle”, stressando al massimo l’efficienza, “riduciamo le spese di trasporto, tagliamo i costi del lavoro e determinati servizi pensati per aumentare la fiducia del cliente”.
Da Il Sole 24 Ore, 1^ Agosto 2007, pag. 6
Metteremo un argine ai rincari
Non stiamo parlando di salmone o caviale. Ma di pane, pasta e latte. Gli alimenti più semplici, diffusi e necessari. E accessibili a qualsiasi tasca. Nonostante questo i prezzi alla produzione stanno vivendo un periodo di tensioni al rialzo senza precedenti. La causa, la spiegano gli esperti, è l’improvvisa e pesante impennata sui mercati internazionali di materie prime come la semola e il latte. Le colpe sarebbero degli andamenti climatici sfavorevoli alle coltivazioni (i lunghi periodi di siccità) e la crescente domanda dei paesi emergenti, Cina in primis.
Secondo le stime di Coop Italia, la più importante centrale di acquisti italiana, nell’ultimo mese gli aumenti della pasta all’ingrosso oscillano tra il 10 e il 20%, mentre per le farine si va dal 20 al 30%. L’incremento del prezzo del latte a lunga conservazione è segnalato invece tra il 10 e il 20%, oltre il 20% per il burro, 15% per i prodotti derivati. Ma non basta, la crescita dei cereali inciderà in modo considerevole sull’alimentazione zootecnica, con le relative conseguenze sui prezzi di uova, carni e pollame. “Stando così le cose prevediamo un aumento dell’inflazione di ulteriori due punti percentuali già da quest’anno, ma la tendenza al rialzo mette una seria ipoteca anche sugli andamenti inflattivi del prossimo anno – spiega Vincenzo Tassinari, Presidente di Coop Italia -.Da parte nostra, cercheremo di contrastare aumenti che siano ingiustificati e speculativi, ma le incertezze dei mercati mondiali creano tensioni in una fase già statica dei consumi e incideranno sul potere d’acquisto delle famiglie”.
Stando invece a Paolo Fregasi, direttore generale di Adm, l’associazione che raccoglie le imprese della GDO, “la strada è obbligata: si passerà dalla riduzione dei margini per le imprese alla dilazione degli aumenti in un arco temporale più ampio. Poi le politiche commercialiaggressive e l’inevitabile taglio dei costi”.Secondo Salvatore Dina, direttore commerciale del Gruppo Pam, “ormai il prezzo di alimenti come pane o latte non è più fatto solo dal costo all’ingrosso ma anche da un’attenta verifica di ciò che fanno i concorrenti. Perché è preferibile ridurre i guadagni che perdere i clienti. Se si muovono i grandi anche gli altri li seguiranno”. Ovviamente anche la contrattazione con i fornitori è importante e non è detto che un aumento all’acquisto si tramuti in un automatico e uguale aumento dei prezzi alla vendita, ma prosegue dicendo che “da qualche parte queste risorse pur bisogna recuperarle”, stressando al massimo l’efficienza, “riduciamo le spese di trasporto, tagliamo i costi del lavoro e determinati servizi pensati per aumentare la fiducia del cliente”.
martedì 7 agosto 2007
In autunno rincari per gli alimentari nei supermercati
Il Sole 24 Ore
martedì 31 luglio 2007
Pagina 21 - Economia e impreseCommercio -

L'allarme nel settore Gdo
MILANO«Delle tante sbandierate liberalizzazioni alla fine abbiamo visto ben poco. Si sono fermati ai panificatori e ai farmaci nei supermercati. per il resto è tutto fermo, immobile, in attesa che il Senato trovi la forza, se mai la troverà, di farle diventare legge». Paolo Barberini,nato a Napoli nel 1959, è presidente di Federdistribuzione, l'associazione della grande distribuzione che rappresenta 18.700 esercizi commerciali, 320mila addetti e il 17,5% della quota del mercato italiano. «Servono segnali di svolta a sostegno della concorrenza e dei consumi delle famiglie, altrimenti - spiega Barberini - l'urto dei maggiori costi di energia, tariffe e costo del lavoro potrà risultare davvero pesantissimo».Un esempio. Per l'autunno sono già stati annunciati una raffica di rincari. Primi fra tutti quelli dei cereali (+20-30%), e del latte (+20%). «Stavolta lo diciamo chiaramente e in anticipo: sarà difficile ammortizzare gli incrementi dei prezzi come abbiamo fatto negli ultimi anni». Barberini è preoccuparo, ricorda come dal 2000 al 2006 i prodotti confezionati e di libero consumo abbiano reagistratoaumenti mediridottissimi, tra lo 0,5 e lo 0,6%, rispetto a un'inflazione che si è attestata sul 6,3% e a costi di servizi e tariffe che hanno subito un'impennata del 15,4 per cento. Alfine di sprigionare nuove risorse su un mercato sempre asfittico, Federdistribuzione chiede la riduzione della pressione fiscala per le famiglie, l'inasprimento della lotta all'evasione e la riduzione della spesa pubblica unita a un processo di maggiore efficienza della pubblica amministrazione. E punta il dito contro ciò che rimane da fare nel cammino dell'apertura del mercato. Una vera e propria emergenza è il continuo e incondizionato aumento dei costi energetici. Nel solo 2006 la crescita è stata del 10,5% grazie al +14% fatto segnare dalle bollette elettriche e al 7,5% del gas. «Per questo - sottolinea Barberini - diventa urgente mettere mano alle liberalizzazioni in settori strategici come appunto quello dell'energia, delle banche e delle assicurazioni».Altro elemento di difficoltà è il protocollo su welfare e occupazione siglato recentemente dal Governo. «Alcuni punti - spiega Barberini - penalizzano oltre misura un comparto come il nostro che ha un'incidenza del costo del lavoro tra il 13 e il 15 per cento». In particolare è la previsione del passaggio automatico da tempo determinato a quello indeterminato a creare molta apprensione. «Per carità, è giusto porsi l'obiettivo della riduzione della precarietà ma questo deve essere gestito come un percorso interno all'azienda, come riconoscimento del lavoro svolto. Anche noi vogliamo trattenere i collaboratori più bravi ma questo non può essere fatto tramite un'imposizione legislativa».Stesso discorso per ciò che riguarda l'introduzione di una penalizzazione contributiva per il part-time a tempo ridotto. «Uno strumento prezioso per il nostro settore che vive di stagionalità, di flussi e di necessaria flessibilità. Così - continua il presidente di Federdistribuzione - si buttano fuori dal mercato del lavoro tutti quei giovani o quelle donne che fanno del part-time una parte importante della loro organizzazione lavorativa e che sono vitali per le nostre aziende».Tutto questo accade proprio mentre si sta faticosamente portando avanti la lunga trattativa pe il rinnovo contrattuale del commercio. «Un momento importante che vede finalmente la possibilità di introdurre innovativi fattori di premialità. Cerchiamo di andare avanti quando il contesto ci porta indietro - conclude Barberini - anche se forse, per il valore che porta al Pil del Paese, questo settore meriterebbe maggiore attenzione»
Iscriviti a:
Post (Atom)